lunedì 7 aprile 2008

GLI UFO?: ROBA DA CRIPTOZOOLOGI

E’ inutile nascondercelo, il mondo degli UFO è diventato prigioniero dell’ univoca e quasi insindacabile interpretazione che così recita: “essi sono astronavi aliene che, per un qualche ignoto motivo, fanno periodicamente visita alla nostra Terra”.
Al di la delle dichiarazioni di facciata che spesso sentiamo ribadire in riviste, conferenze ed ogni altra forma di comunicazione (“gli UFO sono, per definizione, un qualcosa di volante ma non conosciuto, quindi dobbiamo essere aperti ma, al contempo, alquanto prudenti”), tutti, o quasi, gli studiosi propendono per l’ipotesi “extraterrestre”.
E questa con tutta una serie di reazioni a cascata (rapimenti, esperimenti, “patti scellerati” e che più ne ha più ne metta) sulle quali gli ufologi più sfacciati battono gran cassa (non da ultimo per motivi economici, essendo questa la teoria che fa più presa sul grande pubblico).
Ciò non significa, ovviamente, che l’ipotesi “viti e bulloni” non abbia una sua ragion d’essere e che non vi siano seri studiosi che, con equilibrio la portino avanti, ma il fatto che, dopo decenni di studi e ricerche non abbia portato a risultati concreti, deve far riflettere.
Questa “fossilizzazione” interpretativa ha, in ogni caso, inaridito altri modi di ragionare che potrebbero, se non trovare l’esatta chiave di volta del problema, portare, almeno, ad una sua visione più esaustiva.
Vediamo, allora, di parlare di una teoria che, seppur non nuova, è certamente poco conosciuta ed, ancor più, ingiustamente bistrattata (una “dannata”, direbbe il nostro Charles Fort). E, non mancheranno le sorprese, soprattutto, per i lettori più giovani abituati a “pane & grigi”.


La teoria

In poche parole, secondo la teoria che andremo ad esporre, “gli ufo sono entità animate o, più in generale, una forma sconosciuta di vita animale, che dimora abitualmente nell’alta atmosfera”.
Essa si nutre di energia, calandosi periodicamente a bassa quota alla ricerca di “cibo”. Detta così, può sembrare una affermazione piuttosto azzardata, buona, al massimo, per suscitare i classici “sorrisini” di sufficienza.
Vediamo, allora, di riuscire a motivarne la consistenza.
Nel corso dell’articolo risulteranno evidenti, da una parte, le caratteristiche “animalesche” della manifestazione, dall’altra, una sua possibile interpretazione zoologica, anche alla luce delle ultime scoperte della biologia e dei tantissimi indizi (ma che bisogna saper cogliere e collegare) che si presentano sotto varie forme.
E partiamo dalla sua storia (la teoria, seppur già formulata nei decenni scorsi nella sua essenza fondamentale, è stata ampliata e rivista da chi scrive), tenendo sempre ben presente che il significato della parola “vita” è alquanto incerto e concettualmente espandibile.
Valga per tutti l’esempio dei virus che a volte sembrano esseri viventi a tutti gli effetti, in altre si presentano in uno stadio di inanimato cristallino (per poi magari tornare a fare i “viventi”).


La storia

Da sempre la letteratura e le tradizioni ci parlano di creature dell’aria, i cosiddetti spiriti elementali o silfidi, ma il primo a proporre una teoria che esulasse dal fantastico fu tal John Paul Bessor di St. Thomas in Pennsylvania. Negli anni Quaranta, poi, la sottopose ad un ufficiale della Sezione Stampa dell’Air Force.
Come si può ben immaginare la cosa non ebbe un particolare seguito, nonostante quest’ultimo la definì una delle teorie più intelligenti di sua conoscenza, e non suscitò un particolare interesse, a dire il vero, neppure fra gli studiosi di ufologia, fagocitati dalla teoria ETH, che vuole gli UFO, come sappiamo, pilotati da intelligenze extraplanetarie.
Solo Kenneth Arnold la trovò convincente, persuaso come era che gli UFO fossero una sorta di meduse dei cieli.
A dare un po’ di voce alla già dimenticata teoria ci pensò, dopo alcuni anni, la contessa viennese Zoe Wassilko che la sviluppò in un articolo pubblicato nel 1955 sulla rivista svizzera “Inconnue”. Si dovette aspettare, però, il 1973, ed il compianto zoologo Ivan T. Sanderson, per arrivare ad una definizione meno nebulosa e più scientifica della teoria medesima.


La struttura organica e la “alimentazione”

Queste strane creature potrebbero essere dei particolari “siliconi colloidali”, detto in parole povere dei composti di silicio (non per nulla si parla anche di “bambagia silicea”) ed ossigeno capaci di resistere sia a temperature estreme (-90°C + 500°C) che alla irradiazione solare, mostrandosi come forme luminose in costante movimento se colpite da fasci luminosi.
Apparirebbero tenui e a volte evanescenti, come è logico aspettarsi per esseri viventi a proprio agio in un ambiente rarefatto ed a bassa gravità.
Si nutrirebbero di pura energia (ricordiamo, tra l’altro, che il silicio è un accumulatore ideale di quest’ultima, vedi, ad esempio, le batterie al silicio), caratterizzandosi di una precisa luminosità e abitando di regola negli stati alti dell’atmosfera dove abbondano i raggi cosmici ed altre forme di radiazione.
Se la cosa può apparire strampalata proviamo a seguire questo ragionamento.
La natura non fa salti ed ha una logica operativa sequenziale.
In pratica, se gli animali si nutrono di materia, i vegetali di materia ed energia (utilizzano la luce del sole per la fotosintesi clorofilliana) perché non dovrebbero esistere esseri che si cibano di sola energia?
Una forma vivente intelligente, dunque, (seppur non a livelli eccelsi), non ancorata ad un corpo organico ma fatta di sola energia.
Decine sono i filmati realizzati durante le missioni spaziali in orbita attorno al nostro globo dove si possono notano oggetti luminosi, quasi puntiformi, che sembrano vagare senza una meta apparente, ma capaci di mutare improvvisamente la propria traiettoria.
Periodicamente, poi, scenderebbero a quote basse per rifornirsi di “cibo”, mostrandosi visibili in luoghi dove abbonda la produzione di energia: centrali termoelettriche, installazioni militari, città etc. ma anche per semplice curiosità.
Ricordiamo, a titolo di esempio, gli UFO apparsi nel 1947 presso le installazioni atomiche di Hanford e di Oak Ridge, nel Tennessee, dove aveva sede l’Atomic Energy Commission, oppure ad Alamogordo, località sopra la quale era esplosa la prima bomba nucleare.
In ogni caso, e non per nulla, le testimonianze di strani oggetti luminosi in cielo sono aumentate a partire dalla seconda metà del XX° secolo, quando la tecnologia, con l’annesso surplus energetico, ha fatto passi da gigante.
Ma vi è un altro fatto altamente sospetto.
Secondo il climatologo tedesco Sami Solanki il Sole è ora più attivo che in qualunque altro momento degli ultimi 11.000 anni, fenomeno iniziato negli anni Quaranta, con la presenza in misura maggiore all’ordinario di macchie, brillamenti ed eruzioni solari.
Sarà un caso, ma proprio in quegli anni gli UFO sono entrati da protagonisti nello scenario dei nostri cieli.
E negli ultimissimi anni, parallelamente ad un eccezionale incremento dell’attività della nostra stella (il 20 gennaio 2005 la “macchia” n°720 scatenò un “flare” di tale potenza e velocità che riversò su una parte del nostro pianeta, dopo solo 30 minuti rispetto alle 24 ore ordinarie, una tale quantità di protoni da uccidere eventuali astronauti in orbita), si è assistito ad un moltiplicarsi di avvistamenti di misteriosi e luminosi oggetti aerei.
Questo può significare che le “alte sfere” della nostra atmosfere stanno diventando nocive per qualunque forma vitale, anche le più resistenti, senza considerare l’indebolimento del campo magnetico e dell’impoverimento dello strato dell’ozono.
Insomma, verrebbe da dire: “il sole è il loro pane quotidiano, ma quando è troppo è troppo”.
Di conseguenza, queste state creature cercherebbero rifugio in una fascia più protetta dell’atmosfera (quella più bassa).
Che ci sia un legame con l’attività solare lo dimostrano anche gli studi di Hessdalen.
Per i pochi che non ne fossero a conoscenza ricordiamo che si tratta di una valle norvegese dove, da decenni, analisi visuali e strumentali hanno documentato la presenza di “apparenze” luminose non identificate.
Esse si presentano in forma ovale, triangolare, ma più spesso non definita e si muovono velocissime, pulsano e cambiano colore, spesso dal bianco al rosso e viceversa.
E la loro massima espressione sembra proprio trovare una sua corrispondenza con i picchi dell’attività solare, in particolar modo, quella giornaliera.
Ma ora veniamo alla parte inquietante di tutto il nostro ragionamento.
Il sospetto, infatti, è che queste strane creature possano nutrirsi non solo di energia ambientale e meccanica ma anche di quella … umana.
La letteratura parapsicologica ci insegna, infatti, che esisterebbero delle entità, chiamate “larve”, dall’apparenza nebulosa ed incerta, il cui scopo è quello di “succhiare” l’ energia psichica degli umani.
Una sorta di vampiri, bramosi di una particolare forma di energia, quella vitale.
Essi si manifesterebbero particolarmente in luoghi ad alta tensione emotiva, come ad esempio i cimiteri, dove si creerebbe una sorta di “magazzino” di emotività psichica.
Chi non ricorda al proposito i cosiddetti fuochi fatui, che la scienza ricompone nell’unico grande calderone delle emissioni di metano in presenza di fosfina.
Ma, come sempre, analisi approfondite di tutte le testimonianze non riescono a ricondurre la casistica a quella unica causa.
Rimanendo nello stesso ambito, sono state particolarmente tragiche le vicissitudini accadute ai poveri villaggi del Rio delle Amazzoni negli anni Settanta. Sfere di luce che volteggiavano in aria lasciavano partire raggi ustionanti verso i malcapitati testimoni che non avevano scampo. Ustioni, necrosi e due piccoli fori sul collo o sul petto erano il “ricordo” che a loro lasciavano.
E, come è facile intuire da quest’ultima annotazione, spesso rimanevano mezzi dissanguati.
Insomma, le nostre luci sembra che, quando hanno “fame”, non vadano molto per il sottile.


Le evidenze “corporali”

E’ lecito chiedersi, a questo punto, se mai siano state trovate tracce fisiche di questi esseri.
Forse le sono i cosiddetti “capelli d’angelo”. Si tratta di una sostanza biancastra a volte grumosa, a volte filamentosa, simile a ragnatele, che cade dal cielo in qualunque condizione meteorologica e, una volta a contatto col terreno, tende a disgregarsi e a subliminare nel giro di poco tempo.
E questo potrebbe giustificare la mancanza (apparente) di “cadaveri” di queste creature.
In sostanza, quando esse cessano di esistere, la materia della quale sono fatte finirebbe per dissolversi rapidamente.
Gli stessi fulmini globulari (altra denominazione per apparenze sferiche luminose), ad un certo momento del loro muoversi erratico, spariscono senza lasciare traccia alcuna. Spesso, la precipitazione dei “capelli d’angelo”, è stata, poi, associata al passaggio aereo di strani oggetti luminosi (in almeno un caso sono stati proprio visti fuoriuscire da essi), finendo per ricoprire tetti, campi ed ogni altra superficie esposta.
In ogni caso si manifestano da secoli, lo stesso Charles Darwin ne ebbe esperienza con la sua nave Beagle e Charles Fort la cita come “simile a sapone e gelatinosa”.
Che cosa sarebbero, dunque?
Di sicuro i ragni non c’entrano nulla perché la composizione delle loro ragnatele è diversa e perché, in quei momenti e sentendo i testimoni, in giro non se ne vedevano (in ogni caso, ve ne dovrebbero essere stati nubi di milioni di esemplari).
Chi è riuscito a far analizzare l’enigmatica sostanza parla di una composizione essenzialmente silicea, con magnesio e calcio, ma in una miscellanea che non trova riscontri sulla Terra. Ad esempio le analisi condotte sul materiale caduto il 22 ottobre 1973 a Sudbury nel Massachussets citano una sostanza al 95% organica (silicio, potassio, calcio e fosforo).
La costante e preponderante presenza del silicio è un punto importante e vediamo di inquadrala in un discorso più ampio.
Noi tutti sappiamo che la nostra vita si basa essenzialmente sul carbonio le cui caratteristiche, come ad esempio la capacità di legarsi con altri atomi, formando lunghissime catene stabili di molecole complesse, lo rendono ideale per le strutture viventi.
Ma anche il silicio, da sempre considerato il suo “alter ego” per la capacità di formare pure lui, anche se in misura minore, i lunghi tipi di catene necessari alla vita, potrebbe rappresentare una valida alternativa (non dimentichiamoci neppure che è ben 150 volte più abbondante sulla Terra, rispetto al carbonio).
Se è pur vero, poi, che ha meno versatilità di quest’ultimo, mantiene, comunque, delle caratteristiche tali da poterlo considerare, a detta di numerosi scienziati, un possibile costituente fondamentale di organismi viventi. Anche perché le “catene” sopra citate possono essere composte da atomi di due elementi diversi (cioè non tutto carbonio o tutto silicio).


Le similitudini con gli animali tradizionali

Che gli oceani ed i mari siano ricchi di una fauna sconosciuta è una verità ampiamente riconosciuta nel mondo scientifico.
Analogamente non è insensato supporre che anche il nostro cielo possa ospitare forme di vita non ancora scoperte.
Ricordiamoci che la “vita” tende ad occupare ogni nicchia dell’ambiente naturale.
Certamente essa apparirebbe strana e diversa per la particolarità del contesto, ma sempre di “vita” si tratterebbe.
Gli esseri, della quale sarebbero l’espressione, potrebbero aver abitato la Terra fin dai tempi più remoti, seguendo, però, una propria linea evolutiva, differenziandosi fin da subito, ed in maniera decisa, dal resto del mondo animale.
Oppure, non si può escludere che siano i sopravvissuti di una qualche lontana catastrofe planetaria, in seguito testimoni delle nuove forme di vita nel momento in cui la Natura ricominciò “tutto da capo”.
Nonostante ciò, esistono delle significative similitudini fra queste apparenze luminose e gli animali che ci sono famigliari.
Possono avere forme diverse, cambiare improvvisamente colore (come i camaleonti), mostrare una intelligenza elementare (come le scimmie o i delfini), muoversi in modo repentino con bruschi arresti (come i felini o le forme microscopiche dell’acqua), volteggiare con comportamenti irregolari (come le farfalle), avvicinarsi con bizzarra curiosità ma evitando il contatto con gli esseri umani (come quasi tutti gli animali), sprigionare una apparente giocosità (come i cani), difendersi con scariche di energia (come le razze o i pesce-gatto), resistere alle condizioni ambientali più proibitive (come i virus), apparire luminosi (come certi pesci ed insetti).
A proposito di “intelligenza”, alla quale si è appena fatto cenno, è interessante notare come le sue espressioni siano di tipo elementare, quasi istintuale ed ai limiti del fanciullesco.
Come interpretare altrimenti quanto succede nella valle di Hessdalen, dove le luci, se colpite da un raggio laser, raddoppiano la loro frequenza di pulsazione mentre, se da un fascio di torcia, si spengono. Ma anche altri episodi della casistica UFO ricordano questo atteggiamento: aerei che accendono le luci d’atterraggio e pure l’UFO accende le sue, l’aereo che lampeggia 2-3-5 volte e l’UFO risponde lampeggiando 2-3-5 volte (ad esempio a S.Bernardino, California, il 14 novembre 1955). Anche le segnalazioni da terra tramite torcia hanno avuto la stessa tipologia di risposta (Italia, 1965, esperimento da parte di studenti universitari).
Insomma, si tratterebbe di una sorta di puntuale riflesso incondizionato che ha poco da spartire con un’ipotetica intelligenza interstellare, capace di attraversare gli abissi del cosmo per giungere fino a noi, ma, piuttosto, con il comportamento dei nostri animali domestici.
E si potrebbe continuare con le similitudini.
A volte si sono viste piccole luci uscire da una più grande (come se si trattasse di un parto o, meglio ancora, una moltiplicazione cellulare), oppure il contrario, luci modeste rientrare in una imponente (come i marsupiali che si rituffano nella sacca della madre).
Inoltre, come per gli animali terrestri, dove la velocità di spostamento è tanto più elevata tanto più ci si innalza nell’atmosfera (dal lombrico che striscia nel sottosuolo al rondone asiatico che raggiunge i 240 km orari la strada è veramente lunga), anche per gli UFO l’essere alle massime altezze consentirebbe velocità vertiginose (come attestato da numerosi testimoni).
Inoltre il fatto che nei mari gli animali più grossi vivono vicino alla superficie, potrebbe giustificare il fatto che gli UFO non sono sempre visibili (i più grossi vivrebbero ai margini dell’atmosfera e quindi più lontano rispetto al nostro punto di osservazione ancorato alla superficie terrestre).


Le conclusioni

Quali conclusioni trarre da questa breve chiacchierata?
Chi scrive rimane dell’opinione che il fenomeno UFO abbia diverse cause, alcune probabilmente già correttamente individuate, altre ancora sconosciute.
In ogni caso è convinto, da una parte, che la teoria sopra esposta possa meglio rendere ragione, pur non essendo esaustiva, della fenomenologia osservata, al contrario di altre correnti interpretative.
Se noi, infatti, condiamo con una buona dose di logica, da una parte i dati inoppugnabili (la similitudine comportamentale con gli animali e le analisi chimiche della sostanza materiale strettamente correlata al fenomeno) e dall’altra tutta la serie di indizi di tipo meteorologico, astronomico, biologico, paranormale, storico e di casistica ufologia che si presenta, il ragionamento ci può, allora, condurre alla soluzione che in queste pagine abbiamo prospettato.
Sicuramente l’idea ETH ha mostrato, comunque, di far acqua da tutte le parti ed andrebbe ridimensionata, seppur non esclusa.
Infatti esiste una determinata (ma ridotta) casistica (vedi i casi Zanfretta, Villas Boas e Walton, il carosello di Washington e l’Almirante Saldanha) per la quale la teoria extraterrestre sembra la più idea a dar conto dei fatti.
Ma non bisogna dimenticare che, più in generale, al di la della mancanza di concrete evidenze in grado di supportarla (e dopo decenni dalla sua formulazione la cosa dovrebbe far riflettere) esistono delle considerazioni logiche di partenza che, per quanto ne dicano tanti ufologi di grido, rimangono sempre valide.
Senza entrare in modo approfondito nel tema, che non è oggetto del presente articolo, basti ricordare il problema della“distanza”.
L’affermazione “una civiltà avanti migliaia di anni rispetto alla nostra avrebbe una tecnologia inimmaginabile” (e quindi gli alieni di una lontanissima stella potrebbero giungere tranquillamente fino a noi) lascia il tempo che trova.
Nel senso che, seppur possibile, non è detto che sia probabile.
Il trend del nostro progresso tecnologico, dopo il boom di una parte del Ventesimo secolo, è, infatti, decisamente rallentato.
Siamo andati sulla Luna alla fine degli anni Sessanta, ma oggi, dopo quattro decenni, rimaniamo, dal punto di vista delle imprese spaziali, più o meno, fermi a quel momento.
Ciò significa che la tecnologia, dopo una “esplosione” iniziale, può procedere molto, molto lentamente.
Ma non dimentichiamoci, neppure, le possibili differenze temporali fra le civiltà nell’universo, la probabilità che esse finiscano, forse, per autodistruggersi etc.
Insomma, è difficile credere che nel nostro pianeta ci sia quel via vai di astronavi aliene degno dei nostri esodi ferragosto e pilotate da esseri di ogni forma e colore.
A questo punto, credo, sia necessario, per lo meno, fermarsi un attimo, riflettere con attenzione e riconsiderare tutto dall’inizio.

1 commento:

Leonardo ha detto...

Sinceramente devo dire che ho sempre pensato che gli UFO fossero astronavi aliene, ma leggendo questo articolo mi è venuto il dubbio che potrebbero benissimo essere animali che si nutrono di energia cosa ancora più probabile dato dal fatto che ho letto un articolo del sito vecchio che parlava di filamenti caduti dal cielo e studiati da scienziati. Adesso non so se è tutto vero,ma potrebbero benissimo appartenere a quelle presunte creature UFO di cui parla molto bene l'articolo.