mercoledì 28 novembre 2007

CLAMOROSO ANNUNCIO: I RE MAGI E LA "STELLA COMETA" NON SONO MAI ESISTITI

Re magi addio. Per non parlare della stella cometa. A pochi giorni dalla vigilia del Natale, gli storici ci fanno sapere che Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, i portatori di oro, incenso e mirra non sono mai esistiti così come non c'è stata una stella cometa a far da sfondo al vero presepe di duemila anni fa. L'unico dei quattro vangeli ufficiali a parlarne è quello di Matteo ma, a parere degli studiosi, il testo è poco attendibile e con riferimenti del tutto generici, oltre che scarsamente dettagliato a livello storico. Non dice che i Magi fossero re, nè che fossero tre, senza nemmeno dare indicazioni geografiche della patria, si parla solo di Oriente. Secondo le ultime indagini storiche si accredita sempre di più la tesi che questi personaggi, ormai parte della nostra tradizione religiosa, non siano mai esistiti. Di re magi se ne parla su Focus Storia, il bimestrale Gruner+Jahr/Mondadori diretto da Sandro Boeri. "Tutto lascia pensare - osserva Mauro Pesce, docente di Storia del cristianesimo a Bologna e autore di numerosi libri - che la vicenda dei Magi sia solo un artificio letterario- propagandistico. Matteo scrisse intorno all'anno 80, quando la nuova religione si stava diffondendo fuori dalla Palestina. "Probabilmente il suo vangelo volle lanciare un messaggio ai non-Ebrei, dicendo che Gesù si era rivelato anche e soprattutto a loro: infatti per gli Ebrei i magi erano gentili, cioè pagani; eppure, secondo Matteo, seppero dell'arrivo del Messia prima del clero a Gerusalemme". "Nel racconto evangelico - aggiunge Francesco Sforza Barcellona, docente di Storia del cristianesimo all'università di Roma-Tor Vergata - ci sono messaggi in codice anche per gli Ebrei. Evidente è lo sforzo di far quadrare la figura di Gesù con le profezie bibliche. Per esempio la profezia in cui al Messia sarebbe stato donato oro d'Arabia e tributi. Ecco l'adorazione dei Magi, che con il loro oro legittimano Gesù in base ai parametri biblici". Inoltre, sembra ci sia un dato certo che smentisce uno dei simboli fondamentali della storia dei maghi d'oriente: l'assenza di stelle con la coda. Secondo calcoli moderni la cometa di Halley, la più brillante che apparve negli anni 87 e 12 a.C. e che tornò visibile solo nel 66 d.C., sarebbe l'unica possibile a cui far riferimento ma fuori 'tempo utilè. E non si trova nessun tipo di citazione dell'astro anche nei testi laici. Ma allora, considerata la scarsezza del Vangelo di notizie sui Magi, da dove derivano tutti i dettagli della tradizione? Dai vangeli apocrifi, ovvero tutti quelli esclusi dalla Chiesa dal libro della Bibbia, che sono pieni di elementi particolari e abbastanza fantasiosi, senza ovviamente avere alcuna concordanza nè fondamento storico. Il vangelo armeno fa riferimento a tre fratelli, re di arabi, indi e persiani; ad un viaggio durato nove mesi e ad un inventario sterminato del carico della loro carovana. Sempre in questo testo si dice che i Magi avevano un seguito di dodicimila cavalieri preceduti da Eva, risorta per l'occasione, e che Erode per la rabbia della nascita del Messia causò un terremoto. Il vangelo arabo-siriaco, invece, parla del pannolino di Gesù, rubato dai Magi che tentarono di bruciarlo ritualmente sul fuoco ma le fiamme si spegnevano ed esso restava intatto.
Fonte:

UN ASTRONOMO ITALIANO SCOPRE UNA NUOVA COMETA

Scoperta una nuova cometa tutta 'italiana'. Grazie ad Andrea Boattini, astronomo italiano che attualmente lavora negli Stati Uniti presso l'osservatorio del 'Mount Lemmon' in Arizona, che l'ha individuata. Il corpo celeste è stato denominato C/2007 W1 (Boattini). L’annuncio è stato dato ieri sera dall'Unione Astronomica Internazionale tramite la circolare n. 8899 edita a Cambridge (USA). La nuova cometa è stata individuata nella costellazione della Vergine la notte del 20 novembre tramite delle riprese effettuate con un telescopio da 1,5 metri di diametro dislocato in Arizona. I primi ad effettuare una conferma della sua esistenza sono stati gli astrofili italiani Ernesto Guido e Giovanni Sostero (Osservatorio di Remanzacco, UD), che la mattina del 21 novembre scorso si sono serviti di un telescopio da 0,25m di diametro localizzato in un altopiano desertico del New Mexico (USA) e controllato via Internet dall’Italia (nel riquadro l'immagine ottenuta). Il 23 novembre la natura cometaria dell’oggetto è stata confermata anche dall’astronomo C. Snodgrass grazie ad un grande telescopio da 3,6m di diametro presso l’Osservatorio Australe Europeo di La Silla (Cile). Al momento della scoperta la cometa si mostrava come un debole oggetto sfocato di 18esima magnitudine circa (quindi 4000 volte più debole delle stelle distinguibili ad occhio nudo in una notte molto limpida). La chioma di gas e polveri che conferisce alle comete il loro classico aspetto diffuso, nel caso della cometa 'Boattini' ha attualmente delle dimensioni molto modeste, probabilmente a causa della sua estrema lontananza dal Sole (le comete sviluppano la chioma diffusa di gas e polveri e le loro tipiche code grazie all’azione energetica della radiazione solare sui loro nuclei ghiacciati). Tuttavia le previsioni degli astronomi per il futuro sono piuttosto incoraggianti: infatti l'astro, che attualmente si trova ben oltre l’orbita del pianeta Marte, a oltre 3 Unità Astronomiche dal Sole e dalla Terra (circa 500 milioni di chilometri) è in avvicinamento al Sole. Secondo i parametri orbitali preliminari, dedotti dalle poche osservazioni finora disponibili, la cometa passerà al perielio (punto della sua orbita più vicino al Sole) nel giugno del 2008; mentre transiterà relativamente vicino al pianeta Venere. Nel 2008, potrebbe quindi diventare per alcune settimane un oggetto discretamente osservabile con l’ausilio di un modesto ausilio ottico (come un binocolo).

martedì 27 novembre 2007

UFO LUMINOSO MULTICOLORE FOTOGRAFATO IN MESSICO


Un oggetto luminoso e multicolore è stato registrato dal Sig Victor Gabriel Gonzalez nei pressi del comune di Tepexpan (Stato del Messico). L'avvistamento ha avuto luogo il 26 novembre 2007, alle 11.30 p.m. Il testimone afferma che egli stava al di fuori della sua officina , impegnato in una riparazione di un auto quando ha visto un lampo nel cielo verso ovest. Egli ha capito che il bagliore proveniva da un oggetto statico nel cielo, e questo ha fatto si che avesse il tempo per prendere una fotocamera digitale Sony 108 Mini DVD e fotografare l'evento. "Quando ho iniziato la registrazione", dice González, "l'UFO ha cominciato a muoversi lentamente. Esso ha volato oltre le linee elettriche e quindi è rimasto fermo in un altro punto verso est. È stato in quel momento che ho acceso la fotocamera, in modo di ottenere alcune foto. Per questo motivo ho entrambi i video e le foto, e stimo che l'avvistamento è durato circa 10 minuti. Ho smesso di vedere l'oggetto quando si letteralmente sciolto nel cielo. Esso è diventato progressivamente più piccolo, anche se è tornato allo stesso posto, un ora e mezzo più tardi. Va notato che avevo già visto la registrazione video su una precedente occasione, ma le migliori immagini che ho preso sono quelle di oggi. Ho scoperto che vi è stata una forte scossa a Città del Messico, e senza affermare che c'è una connessione tra i due eventi, questi sembrano coincidere ".

PAOLO TOSELLI SPIEGA IL FAMOSO CASO DI TELETRASPORTO DEI CONIUGI "VIDAL" DEL 1968? PARE DI SI, MA...

Leggendo il nuovo numero di "Focus Storia" (Dicembre-Gennaio 2008) troviamo a pagina 39 un articolo di Paolo Toselli, ex ufologo CISU, responsabile principale del Centro per la Raccolta delle Voci e delle Leggende Contemporanee che spiega, ovviamente per lui, in termini di leggenda il caso dei coniugi argentini Vidal, i quali nel 1968 ebbero un esperienza di "Teletrasporto, che molti studiosi hanno addebitato agli UFO. Ecco la storia in breve: il 3 maggio 1968 i coniugi Vidal stavano rientrando a casa da una cena con amici. Erano quasi giunti a destinazione, la cittadina di Maipù, vicino a Buenos Aires quando una fitta nebbia avvolse la loro auto e i due caddero in uno stato di incoscienza. Ripresi i sensi, si ritrovarono su una strada sconosciuta ma non in Argentina ma a oltre 6.000 chilometri di distanza, si trovavano i Messico. I loro orologi si erano fermati sull'ora di inzio viaggio e al momento del risveglio erano passate 48 ore. La spiegazione più concreta era quella che i coniugi abbiano avuto un classico fenomeno di "Teleportation", con aspetti collaterali di "missing time". Aspetto da non sottovalutare il fatto che la signora Vidal morì di leucemia all'inizio del 1969, pochi mesi dopo l'avvenimento. E come spiega Toselli ciò? Che è stata tutta una montatura, creata ad arte da un regista argentino di nome Anibal Uset che assieme a un giornalista per pubblicizzare il flm "Che Ovni" (l'UFO") hanno creato il caso. Aspetto da coincidenze strane è quello che i coniugi Vidal guidavano nel mentre del fenomeno anomalo una Peugeot 403 bianca, identica a quella del film. Tutto spiegato quindi? In parte si, anche se non si spiega il caso del "missing time", visto che all'epoca erano scarse le pubblicazioni in merito e non bisogna dimenticare il caso della leucemia della signora. A quanto sembra era sana all'epoca dell'avvenimento ma ebbe una ricaduta paurosa e drammatica dopo il caso, che la portò alla morte in pochi mesi. Quindi secondo noi un caso che non si può chiudere definitivamente e che non si può relegare a mera leggenda metropolitana come quella dell'Autostoppista Fantasma o i Coccodrilli sotto i Tombini.
Antonio De Comite
Coordinatore CUT (Centro Ufologico Taranto)

lunedì 26 novembre 2007

SCIENZA 1958:LE CIVILTA' INTELLIGENTI NEL COSMO SONO FISICAMENTE COME L'UOMO




(Cliccare sopra immagini per leggere articolo completo in inglese)
Quello che vi mostriamo è un interessante articolo uscito su un mensile scientifico del 1958. La rivista statunitense si chiamava "Science Digest" e nel mese di Febbraio del 1958 usciva con un articolo che parlava in maniera seria e obiettiva sul tema "alieni". Innanzitutto il lavoro affermava che probabilmente le civiltà evolute nella nostra galassia erano un dato di fatto e che se, ipoteticamente, qualcuno di "loro" avesse fatto visita alla Terra le loro apparenze fisiche erano del tutto uguali a noi. E si, secondo le concezioni scientifiche evolute dell'epoca, gli extraterrestri evoluti erano uguali a noi, fisicamente indistinguibili dall'Homo Sapiens. E queste affermazioni sono più inquietanti di tutto, potrebbero avallare le teorie di molti studiosi, tipo quelle del professor David Jacobs, i quali affermano che gli alieni sono già tra noi e hanno sembianze umane. Alla faccia di chi credeva (parliamo degli scettici) che nel 1958 gli ambienti scientifici non prendessero in seria considerazione il problema, alla faccia di chi credeva che gli alieni avevano 3 occhi e le antenne sulla fronte. L'articolo in questione diceva anche ciò ma nel contesto non prendeva in considerazione quest'ultima tesi, anzi gli extraterrestri sono del tutto...umani.
Antonio De Comite
Coordinatore CUT (Centro Ufologico Taranto)












domenica 25 novembre 2007

LO SPOSTAMENTO DELL'ASSE TERRESTRE E LA SUCCESSIVA CATASTROFE GLOBALE

In tempi remoti, un grande asteroide cadde sulla Terra, causando con l’impatto lo spostamento dell’asse terrestre di almeno 2000 Km e generando un cataclisma che sconvolse l’intero pianeta, e con violenti terremoti, terribili eruzioni vulcaniche, alluvioni, inondazioni immense e l’innalzamento dei mari.
L’evento è stato documentato scientificamente da numerose prove. Una prova per tutte: in Antartide sono state scoperti fossili vegetali che vivono solo in zone con un clima mite, ed essi sono risalenti ad un periodo in cui una causa esterna e inattesa ha determinato un cambiamento radicale, ghiacciando tutta la zona in poche ore. Nell'attuale zona polare artica sono stati fatti ritrovamenti analoghi e persino di animali che vivevano in zone temperate. Un disastro improvviso spiegherebbe anche gli animali provvisti di pelo, come i Mammuth, che sono stati ritrovati in zone polari artiche perfettamente congelati col cibo nello stomaco, come se la loro fine fosse avvenuta in brevissimo tempo.
Si potrebbe persino ipotizzare che tale catastrofe è sì avvenuta in poche lontane, ma in quell'epoche lontane già esistevano alcune civiltà umane, che realizzarono mappe che, ricopiate nei millenni, mostrano certe zone del pianeta prima della catastrofe.
La mappa di Oronteus Finoeus del 1513, che fu copiata da antiche mappe, mostra l’Antartide senza ghiacci e nella posizione prima della catastrofe globale, quando gran parte dell’Antartide non era ancora inclusa nel circolo polare antartico. Tuttavia, secondo alcuni quello non è l'Antartide.
Lo spostamento dell’asse terrestre provocò l’inclusione nel circolo polare antartico di almeno metà dell’Antartide, che prima invece si trovava in zone molto più miti. Difatti dall'analisi dei carotaggi effettuati nel 1949 è risultato che l'Antartide in epoche remote fosse divisa in due distinte parti e attraversata da fiumi.
Inoltre, parte della megafauna esistente all'epoca della catastrofe scompare improvvisamente in tutti i luoghi del globo terrestre in cui esisteva. Piante ed animali come Mammuth, tigri dai denti a sciabola, cervi giganti, scompaiono all’improvviso, da un giorno all’altro. Persino presso l’Artide ci sono fossili evidenti che dimostrano un immediato passaggio da un clima temperato a quello glaciale.
Infatti, terre come la Siberia e le isole artiche erano una vera e propria comunità ecologica con piante ed animali che vivevano solo in climi temperati e tropicali. Ma un evento improvviso decimò tutto questo, così come in altre zone del pianeta, dove si verificarono una drammatica estinzione di un gran numero di specie animali in tempi brevissimi. Lo stesso discorso per la Siberia può essere fatto per l'Alaska settentrionale, la Norvegia artica, l'Alaska settentrionale, la Beringia, tutte terre che avevano climi temperati prima della catastrofe globale, e dove vi erano flora e fauna che oggi ritroviamo in parte nell'Africa orientale.
E risalgono sempre alla catastrofe globale le infinità di animali le cui carcasse furono travolte da immani piene, portati per lunghe distanze, ammassate nelle gole dei fiumi e nei fondovalle, sepolti da una coltre di fango insieme ad alberi e piante. Anche molti massi erratici risultano trasportati da immani inondazioni.
Piante, ma anche animali come i Mammuth ritrovati nei ghiacci siberiani, testimoniano come la vita ai poli terrestri sia stata orrendamente e immediatamente sterminata da un freddo polare giunto all’improvviso. Persino il cibo nello stomaco di animali congelati, come i Mammuth, rivela che essi vivevano in zone miti, prima di morire improvvisamente congelati. D’altronde il repentino spostamento dell’asse terrestre avrebbe potuto spostare immediatamente zone temperate in zone polari.
Molti scienziati hanno scoperto ampie zone, ora sepolte sotto l'oceano, che fino a prima della catastrofe globale formavano dei veri e propri subcontinenti, come il caso del subcontinente fra la Siberia e l'Alaska, il quale abbondava di vita selvaggia, e il subcontinente della Beringia tra l'America settentrionale e l'Asia, anch'esso popolato di abbondante fauna che fu sterminata da un evento catastrofico.
Prima della catastrofe globale, il polo nord si trovava nella zona dell’attuale Canada orientale (che quindi si trovava al centro della zona artica) e zone come la Siberia erano molto distante dalla zona artica. Anche lo studio dell’anomalo sfasamento temporale delle calotte glaciali durante l’ultima glaciazione conferma questa situazione, soprattutto perché risulta che la calotta glaciale Canadese continuava ad esistere quando altre calotte, come quella europea, si erano in gran parte ritirate.
Per l’inverso, il passaggio di zone polari con ghiacciai immensi a zone temperate portò allo scioglimento di immense quantità di ghiaccio, come quelle che ricoprivano il Canada e dintorni, e quindi a un innalzamento consistente del livello del mare.
Infatti, una delle conseguenze del cataclisma globale fu anche la fine dell’era glaciale, almeno per come la intendiamo noi.
Si badi bene che prima dello spostamento dell’asse terrestre le condizioni climatiche erano differenti da quelle che noi conosciamo oggi, con profonde influenze sulle stagioni, che sono determinate dall'inclinazione attuale dell'asse terrestre, e questo spiegherebbe il perché delle strane leggende di molti popoli secondo cui in epoche remote non vi erano stagioni. Ma quest’asse terrestre subì un repentino e brusco spostamento, tale da fargli assumere la sua posizione odierna: 23° d'inclinazione sull’eclittica. Un'altra conseguenza dell'impatto dell'asteroide e dello spostamento dell'asse terrestre fu il sensibile rallentamento della velocità di rotazione terrestre, portando l'anno terrestre da 360 giorni a 365 giorni, e questo spiegherebbe perché i precisi astronomi di civiltà antiche del centro America, dell'Egitto e della Mesopotamia avessero calcolato la durata del loro anno pari a 360 giorni e non ai nostri 365 (i loro dati astronomici discendevano in buona parte da civiltà preesistenti).
Il grosso asteroide colpì la Terra in una zona marina, causando anche le famose inondazioni gigantesche che sono ricordate dalle tradizioni di tutto il mondo come il “Diluvio” o “Diluvio Universale” (e l'espressione Diluvio Universale è abbastanza esatta). Un caso precedente e più grave fu l'asteroide che 65 milioni di anni fa, cadendo nel Golfo del Messico, provocò l’estinzione dei Dinosauri.
Tuttavia è possibile affermare che l'asteroide che colpì la Terra in epoche più recenti non era un singolo blocco ma era composto di più blocchi. Infatti ci sono tracce evidenti di un corpo celeste frantumatosi durante la caduta sulla terra, dopo essere entrato in collisione con un altro asteroide. Frammenti di questo asteroide colpirono anche la terra ferma, tanto è vero che i crateri di questi impatti furono scoperti da indagini aeree del 1930 nella zona della Carolina del Sud, in cui risultano esistenti nella zona un'infinità di crateri di forma ellittica. Il frammento più grande di questo asteroide dovette cadere in un punto dell’oceano Atlantico a nord-est del Mar dei Sargassi, e provocò una serie di sconvolgimenti che devastarono il pianeta.
È stato possibile rilevare le tracce delle catastrofiche mega-onde originatesi dagli oceani come delle creste ad anelli concentrici, vicino ed intorno alle regioni polari. Ciò che di eroso ormai rimane, viene identificato come creste di archi murenici sviluppati parallelamente alle estremità di precedenti livelli di ghiacciai in ritiro. Quindi la direzione degli archi morenici può svelare un determinato punto d' origine per questi enormi movimenti. Tutti i punti iniziali di spostamento murenico non giacciono su montagne ma nel mare artico e nelle profondità della regione artico-centrale.
Quindi è possibile dire che quest'asteroide o la parte più grande di esso che colpì la Terra andò a cadere nel mare artico.
Un'altra traccia delle mega-ondate prodotte dall'impatto dell'asteroide sono i laghi del tardo pleistocene che ora non esistono più. A causa delle mega-ondate planetarie questi laghi sorsero quasi istantaneamente nel bacino del Mar Nero, del Mar Caspio, nel Mare di Aral, si formarono i laghi Yenesei e Masijskoe, grandi laghi apparvero in Dzungaria e anche in Mongolia.
Spiagge di tutto il mondo conservano tracce di quel momento catastrofico quando il livello delle acque oceaniche diventò improvvisamente considerevolmente più alto di quello attuale. Ritirandosi, le acque hanno lasciato terrapieni lungo le rive di tutti gli oceani, laghi e fiumi.
Altre evidenti e chiare tracce di mega-onde catastrofiche da questi centri, sono rappresentate da creste parallele che si estendono nell' Eurasia in un'area non inferiore a 10 milioni di km quadrati per una lunghezza da 5000 a 7000 km e una larghezza di oltre 1000 km.
Il solo spostamento immediato dell'asse terrestre generò una notevole differenza tra la velocità di spostamento dei fondali marini e quella delle masse d'acqua sovrastanti, tale da formare una gigantesca onda di marea in direzione opposta. Anche i Mari "interni" come il Mediterraneo generarono gigantesche inondazioni, tanto è vero che anche il Mar Nero fu invaso rapidamente da almeno un'onda di marea giunta dal Mediterraneo, facendo scomparire i villaggi costruiti lungo le valli che vi si affacciavano, solo recentemente riscoperti sotto 90 m d'acqua e risalenti proprio a quel periodo.
L’impatto con la Terra oltre agli effetti qui ricordati, provocò anche delle enormi fratture della crosta terrestre. Una di queste fratture è ancora visibile oggi nella Rift Valley africana: una fessura che si estende per oltre 4800 km dalla Siria al Mozambico, la cui larghezza varia da pochi chilometri a più di 160 km.
Risulta infine ovvio che qualsiasi civiltà umana esistente all'epoca di questo cataclisma globale sia stata distrutta. Tuttavia, sembra che ci siano delle tracce lasciate da queste civiltà, come dimostrano differenti reperti. Esaminiamo i tre casi più eclatanti.
Il primo caso è la carta geografica di Oronteus Finaeus del 1531 che fu copiata da antiche mappe a loro volto copiate da mappe antiche. L’Antartide presenta l’indicazione di pianure, montagne e fiumi, e non è coperta da ghiacci. Proprio il ghiaccio ha impedito fino al 1820 la scoperta dell’Antartide e solo dal 1949 si è incominciato a conoscere cosa ci fosse sotto la calotta ghiacciata antartica. Infatti le montagne, le pianure ed i fiumi dell’Antartide riportati da questa mappa così come erano configurati comparirono anche nello studio geologico del 1949, con il quale coincidevano. Ma una cosa ancora più sconvolgente di questa mappa è che l’Antartide si trova esattamente dove si sarebbe dovuto trovare prima del cataclisma globale. Tuttavia, secondo alcuni quello rappresentato non è l'Antartide.
Il secondo caso sono altre mappe geografiche antiche che mostrano l'Antartide libero dai ghiacci. La prima mappa da citare è lo sconcertante planisfero del 1508 attribuito al cartografo Francesco Rosselli, mostrante sorprendentemente l’Antartide più o meno come la conosciamo oggi, rappresentata addirittura con ampie zone di verde e perfino con l’apparente indicazione di siti notevoli e forse finanche di città. Non vi è nessun dubbio che tale carta sia stata copiata da carte geografiche originariamente redatte in un epoca precedente del cataclisma globale, quando l'Antartide era privo di ghiacci ed evidentemente abitato.
La seconda mappa geografica da citare è quella di Piri Reis del 1513, che fu tracciata sulla base di antiche mappe a loro volta copiate da altre antiche mappe. La carta geografica mostra l’Africa, il Sudamerica e quella che sembra una parte dell’Antartide con un’approssimazione di mezzo grado, accuratezza impossibile fino alle esplorazioni 1770, nonché fino alla scoperta dell’Antartide del 1820. La parte dell’Antartide è mostrata nella mappa senza i ghiacci, esattamente come doveva essere il continente antartico prima della glaciazione, e sono presenti strane anomalie. Infatti, il contorno della costa sud-americana e l’idrografia continentale disegnata sono coerenti con il paesaggio che doveva presentarsi prima della catastrofe globale. Inoltre viene riportata un’isola di grandi dimensioni, oggi sommersa, mentre le Azzorre sono molto più estese di oggi, evidentemente per il livello del mare in epoca glaciale. Lo studio della mappa evidenzia che essa faceva parte di un planisfero ottenuto attraverso una proiezione azimutale equidistante, centrata nei pressi del Cairo. Quindi sembra che la civiltà che disegnò la mappa originale risiedesse in Egitto.
Una mappa che mostra parti intere simili a alla mappa di Piri Reis, compresa la parte che sembra raffigurare l'Antartide, è il planisfero portoghese di Lopo Homen del 1519, probabilmente copiata dalle stesse fonti. Un'altra mappa da citare è del 1665, quando un prete gesuita tedesco, Athanasius Kircher pubblicò Mundus Subterraneus, un grosso libro che contiene la riproduzione di una antica mappa egizia di Atlantide, in cui purtroppo il prete gesuita mette Atlantide in una posizione sbagliata, troppo in alto, poiché interpreta male i riferimenti egiziani della mappa, come il fatto che per gli egiziani il nord era il sud, cioè la direzione in cui scorreva il Nilo. Il misterioso continente disegnato potrebbe essere l'Antartide prima del cataclisma globale. Esistono altri disegni antichi che mostrano terre ignote, come un disegno azteco detto "pannello Boturini" che mostra un'antichissima migrazione da un continente/grande isola ignota al continente americano. Secondo alcuni, tuttavia, su tutte le mappe prima citate non sarebbe rappresentato l'Antartide.
Il terzo caso sono le famose pietre di Ica, migliaia di pietre perfettamente lavorate rinvenute nel deserto di Ocucaje, nei pressi di Ica (Perù), che riportano incisioni sconvolgenti evidentemente provenienti da civiltà remote a noi sconosciute. Le pietre, che non sono dei falsi, mostrano esseri primitivi che interagiscono con vari tipi di dinosauri, che maneggiano oggetti tecnologici e che compiono operazioni mediche avanzatissime. Il loro mistero non è risolvibile perché sembrano mancarci delle informazioni fondamentali che permettano almeno di fare ipotesi sensate su queste antiche pietre.
Articolo del Dottor Pasquariello Domenico

sabato 24 novembre 2007

DUE MISTERIOSE "LINEE DI LUCE" VERTICALI APPARSE NEL CIELO DELL'INDONESIA

Due misteriose "linee verticali" luminose, di colore giallo rossastre, sono apparse a Batam, Persda (Indonesia), il giorno 12 Novembre 2007. Sono apparse all'improvviso alle ore 21:00 (ora locale) e scomparse alle ore 22:30 (ora locale). Nel mentre della visione le luci erano fisse e immobili nel cielo. Il cielo era sereno, sgombro di nubi e i testimoni (molti) riuscivano a veder le stelle. L'Ufficio Meteorologico locale non ha saputo spiegare l'accaduto.

Articolo completo (in lingua indiana) su
http://www.kompas.com/ver1/Iptek/0711/13/141253.htm